Anche chi è in conversione bio vuole un logo

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La fogliolina coi contorni fatti di stelle ce l’avete presente. È il logo europeo che si mette sui prodotti che vengono fatti secondo i canoni dell’agricoltura biologica, vino incluso. In Francia invece, per dire la stessa cosa, usano il logo AB, che è di proprietà del ministero dell’agricoltura. In ogni caso, per chi fa vino secondo i dettami del biologico è relativamente facile comunicarlo ai consumatori. Basta un logo.

Il problema semmai ce l’hanno quei vignaioli che stanno nella “terra di mezzo”. Quelli che non sono più convenzionali, ma non sono ancora legalmente e pienamente “bio” perché stanno attuando il periodo triennale di “conversione”. Certo, dire che si tratta di un vino proveniente da uve in regime di conversione biologica si può, però non suona bene, e comunque è difficile da evidenziare. Un problema, che magari può anche scoraggiare qualcuno a mollare il convenzionale per transitare al bio, visto che per tre anni aumenta l’impegno, ma senza averne beneficio.

Nella regione dell’Occitania, istituita nel 2016 nel Sud Ovest della Francia in seguito alla riforma territoriale del 2014, accorpando le regioni Languedoc-Roussillon e Midi-Pyrénées, hanno cercato di ovviare al problema lanciando un nuovo logo. C’è scritto sopra CAB. Sta per “produit en conversion vers l’agriculture biologique”, frasetta che si legge piccina sotto al logo. La potranno usare i vigneron al secondo e terzo anno del passaggio al bio. A partire dai vini della vendemmia 2018. L’intento annunciato è quello di facilitare il passaggio al biologico. Se funziona è un esempio interessante, mi pare. Va tenuto sott’occhio.


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