In America va il rosé provenzale

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Estate, tempo di rosé. O meglio, stagione particolarmente propizia ai rosé, perché a mio modo di vedere non c’è motivo di relegare il consumo dei vini in rosa al periodo caldo, e in effetti qualche, seppur timido, segnale di destagionalizzazione dei rosati lo vedo. Almeno dalle mie parti, sul lago di Garda.
Sta di fatto che il paradiso dei rosatisti è e resta la Francia. In Francia si beve più rosé che in qualunque altro paese al mondo. Il dato è impressionante: il rosé rappresenta il 36% dei consumi complessivi di vino in Francia. Incredibile. Ancora più incredibile un altro dato, ossia che, in media, ogni francese consuma sedici bottiglie di rosé all’anno. Le informazioni le ho lette su Wine Spectator.
Sempre sulla rivistona statunitense, leggo che in America lo scorso anno è ancora calata un po’ la vendita degli White Zinfandel, i rosé dolcini a basso prezzo che hanno spopolato a lungo da quelle parti: vero che se ne sono vendute qualcosa come 92 milioni di bottiglie, ma il calo annuo delle vendite è stato del 9% e già c’era stata un flessione del 12% nel 2013. In compenso, negli Stati Uniti aumentano i consumi dei “premium rosé”, che nel 2014 hanno sfiorato i 5 milioni di bottiglie, in crescita del 12% sull’anno prima, quando si era segnata una piccola esplosione della tipologia, con uno spettacolare incremento del 62% nelle vendite. Wine Spectator osserva che i consumatori a stelle e strisce si stanno orientando infatti verso i rosé in stile provenzale, asciutti, e con prezzi superiori agli 8 dollari. Interessante. Molto.


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