Amarone, abbiamo un problema

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“Houston, abbiamo un problema”. La frase non è esattamente com’è stata pronunciata dall’Apollo 13 dopo l’esplosione di uno dei serbatoi di ossigeno (quella vera è “Okay, Houston, we’ve had a problem here”), ma poco importa. La versione che tutti conoscono è quella che ho riportato all’inizio, e m’è riecheggiata sfogliando il numero di febbraio di Wine Spectator. “Valpolicella, abbiamo un problema”, m’è venuto da dire, pensando all’Amarone.

Tranquilli, adesso spiego.

Dentro a Wine Spectator di febbraio c’è un cartoncino staccabile con la “2019 Vintage Chart”, che indica se le più significative annate recenti delle più importanti zone vinicole al mondo siano già da bere o ancora da attendere. Per esempio, per i rossi di Bordeaux si dice che il 2005 va ancora atteso, mentre 2003, 2000 e 1995 possono essere bevuti sin d’ora o fatti a invecchiare ulteriormente, e invece il 1990, il 1989, il 1986 e il 1982 sono da bere.

Per l’Italia si forniscono indicazioni per il Barolo, Bolgheri e la Maremma, il Brunello di Montalcino e il Chianti. E basta. Valpolicella non pervenuta, Amarone non citato. Un guaio per un Amarone che appena pochi giorni fa, durante l’Anteprima dell’annata 2015, si è autodefinito (o meglio, è stato definito) un “brand di lusso” e un “vino iconico”. Un guaio che fa pensare che c’è un problema. E il problema è che l’Amarone della Valpolicella non è ancora entrato per davvero nel gotha enologico mondiale, se la rivista del vino più diffusa non lo prende in considerazione per i consigli forniti agli investitori, ai collezionisti. e ai bevitori di “fine wine”.

Eppure le zone e i vini considerati sono un bel po’. A parte i classici francesi e i quattro italiani, nonché, evidentemente, gli americani (che “giocano in casa”) ci sono, per citarne alcuni di non scontati quando si parla di vertici enoici assoluti, i rossi del Sudafrica, dell’Argentina, del Cile e del Portogallo (Porto a parte), il pinot nero della Nuova Zelanda, i bianchi dell’Austria. Ma niente Amarone.

“Valpolicella, abbiamo un problema”. Un problema serio.


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