L’Amarone del 2007 e il ricordo di Roberto Ferrarini

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Di certi vini è difficile, forse perfino impossibile scriverne. Sfuggono alla descrizione, alla semplificazione. Sono di per sé pressoché assoluti. Come quello che ho avuto nel bicchiere qualche sera fa.

Non andavo all’Enoteca della Valpolicella da quattro anni, da quand’era morto Roberto Ferrarini, enologo straordinario, persona squisita. Marito di Ada Riolfi, che gestisce l’Enoteca.

Non ci andavo perché l’idea di andarci mi faceva venire il magone. Avverto l’assenza di Ferrarini, e come me credo l’avvertano tutti coloro che si occupano di vino a Verona.

Qualche sera fa ci sono stato, finalmente. Con degli amici. Così a Ada ho chiesto di aprire una bottiglia di un vino fatto da Roberto. Mi ha stappato l’Amarone Riserva 2007 di Brigaldara. Vino meraviglioso, il vino che cercavo, che desideravo. Il vino della malinconia che si fa abbraccio accogliente.

È anche uno di quei vini di cui uso dire che chiedono pazienza. Domandano l’attesa nel calice, il sorso lento, riposaro, il piacere della scoperta delle tante e tante sfaccettature che si disvelano con prigro progredire, e ad ogni istante porgono il dono di un nuovo frutto, di una nuova spezia, di un nuovo fiore, di un rinnovato ricordo di terre e di boschi e di arie e di sole e di pioggia.

Non è un vino facile, il grande Amarone. Austero, è così che mi piace che sia, l’Amarone. Come questo.

Amarone della Valpolcella Classico Riserva 2007 Brigaldara
(98/100)

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