Aleksandra Mate Vekić, regina dell’olio istriano

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Nei giorni scorsi, in occasione della tradizionale festa autunnale dedicata all’olio istriano, evento che Aleksandra Mate Vekić, lungimirante nonché pionieristica imprenditrice croata, organizza ogni anno nella tenuta-frantoio Mate di Salvore Zambrattia, sono tornato nell’amata Istria per assaggiare non solo l’olio nuovo annata 2019, ma anche le sempre più interessanti Malvasie istriane. Frequento l’Istria da oltre 50 anni (tra l’altro 15 anni fa mi è stata conferita la cittadinanza onoraria di Parenzo-Porec) e in questo arco di tempo ho avuto la possiblità di toccare con mano, anno dopo anno, gli enormi progressi compiuti non solo in campo turistico, ma soprattutto nel rilancio dell’agricoltura di nicchia dopo la disintegrazione della ex Jugoslavia: settori dell’olio e del vino in particolare.

E quando si parla di olio non posso non citare la regina del settore, Aleksandra Mate Vekic, la cui visione imprenditoriale ha consentito all’olio istriano di tornare ai fasti del passato. Un passato glorioso come ci ricordano Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, che paragonava, in termini di eccellenza qualitativa, l’olio istriano alla Betica (l’odierna Andalusia) e il poeta spagnolo Marziale che poneva sullo stesso piano l’olio della fertile Cordova all’olio contenuto nelle anfore istriane: “O Cordova, tu che sei più fertile dell’untuoso Venafro e perfetta quanto l’olio d’Istria”.

Basti aggiungere che sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, l’olio istriano costituiva la primaria fonte di introiti per il governo dei Dogi, che imponevano ingenti gabelle. Quanto ai numeri, invece, è da dire che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Cesare Battisti attestava la presenza in Istria di 730 mila piante di olivo che arrivavano a un milione e 670 mila, comprendendo anche il territorio di Trieste e le isole del Quarnero, per complessivi 182 frantoi in attività.

Oggi di frantoi ne sono rimasti pochi per la verità e lavorano, oltre alle cultivar più famose (Leccino, Pendolino, Frantoio, Moraiolo) alcune varietà autoctone di grande fascino: la Bjelica (Bianchera), la Buza, la Rosinjola. Uno dei frantoi all’avanguardia è il modernissimo Oleificio Mate di Aleksandra Vekic, donna di grande energia e carattere, un vulcano di idee e di iniziative. Quattro i gioielli firmati Mate: “Trasparenza Marina”, “Timbro Istriano”, “Bianca Bellezza” e “Professional Blend”. Sono prodotti nel frantoio di Zambrattia (nell’entroterra di Punta Salvore, a due passi dal mare e dal ristorante Pergola di Fabrizio Veznaver) con olive provenienti esclusivamente da oltre 30 mila piante coltivate tra Karigador e Zambratija. La consulenza tecnica è affidata ad un agronomo nonché esperto frantoiano toscano: Gianluca Grandis.

Quantità scarsa, quest’anno, dopo il record del 2018 (annata di carica), ma in compenso qualità straordinaria. Ho assaggiato la nuova Bjelica 2019 mentre usciva dal nuovissimo impianto Pieralisi. Una spremuta dal colore giallo oro con riflessi verdognoli, fruttato medio, sapida in bocca, pungente, vegetale con note di mandorla nel finale che ricordano le Malvasie della zona.

Con i suoi extravergine Aleksandra, dopo l’ingresso della Croazia nella Unione Europea, ha varcato i confini nazionali e si è presentata sui mercati internazionali facendo man bassa di trofei e riconoscimenti. Successi meritatissimi che oggi vedono l’olio Mate primeggiare nell’Olimpo dei migliori oli del mondo. Che altro aggiungere? Chapeau alla regina dell’olio istriano.

Nelle foto di Ugo Bellò un’immagine della Festa dedicata all’olio istriano.


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