Al Lugana serviva un manager e adesso ce l’ha

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Considero l’elezione di Enrico Nicoletto alla presidenza del Consorzio di tutela del Lugana un evento epocale per il territorio gardesano e provvidenziale per il vino figlio del trebbiano che cresce sulle argille che stanno al confine tra il Veronese e il Bresciano, tra Peschiera del Garda e Lonato, passando per Sirmione, Desenzano e Pozzolengo. Per la prima volta il vertice consortile non è infatti sola espressione della medio-piccola produzione locale. Nicoletto è infatti l’amministratore delegato di Santa Margherita, una delle più importanti realtà vinicole italiane, il gruppo “re” del Pinot Grigio, che nell’estate del 2017 ha fatto un grosso investimento in Lugana acquisendo la maggioranza di Cà Maiol, forte di un vigneto di 140 ettari di superficie. Si tratta della più importante acquisizione sin qui avvenuta in terra luganista.

Nell’ultimo decennio la denominazione è cresciuta tantissimo, superando nel 2018 i 17,5 milioni di bottiglie, più del doppio rispetto agli 8,5 milioni di bottiglie di dieci anni prima e ben più del triplo rispetto ai 5 milioni di bottiglie di una quindicina di anni fa, quando diedi il mio contributo al “lancio” del Lugana, che allora si vendeva ancora in buona parte sfuso, perfino in damigiana. La crescita esponenziale dei volumi e degli ettari vitati è stata accompagnata da un arrembante incremento del prezzo delle uve e del vino, tanto che quello del Lugana è diventato uno dei territori italiani del vino con la più alta produzione lorda vendibile per ettaro. Però adesso la denominazione attraversa un momento di tensione proprio dal lato dei prezzi: se confrontiamo i valori registrati dalla Borsa Merci di Verona, vediamo che il valore di un litro di Lugana è sceso da una forchetta di 3,50-3,80 euro del 12 marzo 2018 ad una forbice di 1,50-2,00 euro dell’11 marzo 2019. Insomma, pur restando sicuramente remunerativa, la quotazione si è dimezzata. Ma le dinamiche di prezzo sono un indicatore dell’esistenza o meno di un equilibrio tra la domanda e l’offerta. Un po’ semplicisticamente, dico che se c’è un eccesso di domanda il prezzo sale e se c’è un eccesso di offerta il prezzo cala, in entrambi i casi fino a raggiungere un nuovo equilibrio, che può essere “guidato” agendo dal lato dell’offerta (per esempio riducendo le rese o contingentando gli impianti) o dal lato della domanda (trovando nuovi mercati di sbocco). Se ci si riesce, è meglio la seconda strada, ovviamente.

Spetta dunque a Nicoletto portare la denominazione ad aprire nuova prospettive commerciali, e in effetti nel comunicato stampa di annuncio del rinnovo della presidenza si dice apertamente che si mira a realizzare “una strategia di allargamento degli orizzonti distributivi del Lugana oltre la ‘home area’, in Italia e nei Mercati Terzi (Usa ed Estremo Oriente in particolare), dove la denominazione registra una presenza al momento marginale, ma dove si intravede un grandissimo potenziale di crescita”. Che, se mi si permette l’autocitazione, è esattamente la necessità che avevo indicato otto anni fa intervenendo a una tavola rotonda sul futuro del Lugana che si era svolta a Peschiera del Garda: Stati Uniti e Giappone erano le destinazioni che avevo prospettato come quelle più adatte a questo vino.

Ce la può fare, il Lugana, ad allargarsi al di là del binomio Nord Italia-Germania che sin qui l’ha premiato, ma che rischia ora di dimostrarglisi piuttosto stretto? Sì, secondo me ce la può fare, e Nicoletto è il manager giusto. Insisto, manager prima ancora che presidente.


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2 comments

  1. Sergio Giacomuzzi Rispondi

    Credo che le quotazioni del Lugana aumenteranno parecchio durante e dopo i lavori per la TAV.
    Mi sembra che il piano originario con pazzesca galleria ed espropri a non finire non abbia ancora subito modifiche.
    Sono un appassionato lettore della rubrica, anche se è la prima volta che scrivo.
    Cordiali saluti

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per la costanza con cui ci segue. Sono messaggi come questo che danno senso al nostro lavoro, al nostro scrivere, il mio e quello degli amici che collaborano con The Internet Gourmet.
      Per quel che riguarda il tema del Lugana e della Tav, no, non credo che i lavori – se e quando si faranno – possano influire molto, stante la situazione attuale, sulle quotazioni del vino: certamente non se si continuano a piantare centinaia di ettari di nuove vigne di trebbiano ogni anno. Di fatto, i lavori porterebbero via una quantità di vigneto simile ai nuovi impianti di un anno, e dunque l’impatto sarebbe pressoché ininfluente. Per aumentare le quotazioni del Lugana serve stimolare la domanda, facendola crescere sui mercati internazionali. Altrimenti credo che le attuali quotazioni possano diventare strutturali.