Di qui al 2021 crescerà ancora il rosé, e l’Italia?

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Per un rosatista convinto come me, questa qui potrebbe essere una bella novità. Mi riferisco a una ricerca fatta dell’International Wine & Spirits Research per Vinexpo che dice cose strabilianti per il rosé. Prevede infatti che le vendite di vino rosato siano destinate a crescere ancora un bel po’ di qui al 2021. Facendo meglio che mai in passato. Il che sembra proprio una bella notizia.

Allora perché ho usato il condizionale se ai rosé ci tengo così tanto?

Ho adoperato la formula dubitativa perché conosco gli italiani e conosco il mondo del vino italiano. Temo dunque che ancora una volta ci mostreremo bravissimi a rompere il giocattolo prima di giocarci sul serio. Come abbiamo già fatto in passato col Novello, del resto, che abbiamo distrutto allargando a dismisura la maglia della normativa e consentendo di chiamare con quel nome del vino vecchio “rinfrescato” con un po’ di macerazione carbonica.

Ecco, in un’Italia nella quale i consumi di rosé vanno a rilento e anzi sembrano perfino calare, dalle cantine vanno uscendo improbabili bottiglie in rosa fatte senza che ci sia scuola, tradizione, vocazione (se mi si passa il termine).

Bah, speriamo che la mia sia solo una botta di pessimismo e che il futuro sia davvero rosé anche qui da noi. Sarebbe bello, davvero.

Ah, però il rapporto dell’Iswr dice anche, e non a caso, che a far da traino all’ascesa del rosé sui mercati saranno Stati Uniti, Francia, Sudafrica, Danimarca e Australia. Italia non pervenuta. Vedete che non ho tutti i torti ad avanzare qualche dubbio?


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2 comments

  1. Angelo Rossi Rispondi

    Trent’anni fa un’indagine motivazionale rispose al perché in Italia il consumo di rosato era inchiodato all’8%: il vissuto era quello del bastardo, ottenibile a casa con poche gocce di rosso dentro un bicchiere di bianco. Conseguentemente da superare era per subito il riferimento al termine rosè/rosato. In Trentino si introdusse la tipologia “kretzer” (base Lagrein e Teroldego, ma senza riferimenti varierali). Non decollò mai perché i produttori preferirono rincorrere le varietà. Per me una delle tante occasioni perse … basta vedere dove siamo finiti con le DOC.
    PS. Uno dei blasonati, qui, sta lanciando un rosè di Sauvignon tinto di Teroldego. Ti basta?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Se il rosé rappresentasse l’8% dei consumi italiani farei i salti di gioia. Purtroppo siamo ben al di sotto. Sul tema del varietale, la mia opinione è da sempre piuttosto chiara: l’identità viene dal territorio, per cui il varietale è la scelta sbagliata e con me, come sai, sfondi una porta aperta. Del sauvignon arrossato avevo avuto notizia, e prevedo anche che fine è destinato a fare, inesorabilmente. Non è inseguendo le vendite “facili” che si costruisce il vero blasone.