Ah, il Fiano!

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Una capatina al padiglione Irpinia non potevo farmela scappare, all’ultimo Vinitaly. Ho fatto rotta immediatamente sull’area dei Diversi Vignaioli Irpini, alla ricerca di Maura Sarno. Volevo riassaggiare il suo Fiano. L’ho trovata, e ho trovato il Fiano, e l’ho trovato in forma smagliante, e ho avuto anche la fortuna di poterlo riassaggiare in verticale, dal 2013 al 2010. Devo dire che vorrei averne in cantina qualche bottiglia, di quei vini, sissignori. Grande bianco, grande Fiano, grande Irpinia.
Il Fiano e l’Irpinia oggi sono al vertice nel panorama bianchista italiano. Quello della Tenuta Sarno mi piace assai, ma altri produttori di Fiano avellinese stanno facendo grandi cose. Insomma, c’è movimento nelle terre irpine, ed è un movimento bianchista di valore assoluto. Insisto, assoluto. Talché quando qualcheduno mi domanda quale sia oggi la mia zona preferita del vino in Italia, dico puntualmente Irpinia, per il Fiano.
Sono andato a cercare in particolare Maura Sarno perché lei di vini ne fa solo uno. Il Fiano di Avellino, appunto. Nient’altro. E lo fa sulle rocce bianche di Candida, località che raccoglie nel proprio nome l’immagine dei suoli.
Con l’ultima vendemmia, quella del 2014, non si copriranno neppure le spese. Si sono fatte appena settemila bottiglie. Giusto per dire.
Ora, i vini che ho tastato, dal 2013 al 2010, ripeto. Tutti splendidi.
Fiano di Avellino Sarno 1860 2013 Tenuta Sarno 1860
“Quella del 2013 è stata un’annata fortunata, anche se difficile. Ma alla fine dalle difficoltà se ne esce sempre” mi dice Maura Sarno. Be’, qui se ne è usciti con un bianco che farà parlare di sé per anni. L’annata era in ritardo, e dunque hanno aspettato e rischiato, e il rischio è stato ripagato. Metti in bocca un sorso e il palato si espande. Il vino si fa affilato, terso. È un vino di montagna, senza se e senza ma. Pietroso. Salato. Lunghissimo. Pulitissimo. Succoso nel frutto. Eppoi anice, finocchietto selvatico. Direi che, in centesimi, vale intorno ai 93 punti e potrà valerne ancora di più.
Fiano di Avellino Sarno 1860 2012 Tenuta Sarno 186o
Ecco cos’è la mineralità, ad onta di chi non ci crede, ad onta dei razionalisti. È un vino roccioso, ruvidamente pietroso questo Fiano del 2012. Ha la tensione della pietra che nasce dalle lave sputate dal vulcano. Certo, è meno lungo del 2012, e anche tastandolo l’anno passato m’era sembrato un po’ compresso e introverso, ma l’annata si deve pure avvertire, dico. Ha pulizia esemplare. Anche qui, alla distanza, esce la vena di finocchietto, e il filo del discorso si riannoda. Ha poi una nota affumicata, e staresti a godertene a lungo il profumo nel calice. Per me, è intorno ai 90 punti.
Fiano di Avellino Sarno 1860 2011 Tenuta Sarno 1860
Caspiterina, che bella quella venatura di verde che s’intereseca al giallo nel colore di questo 2011. Eppoi che naso! Ampio, avvincente, vulcanico, ancora una volta pietroso. Il vulcano che emerge dal caluce. In bocca il vino è freschissimo e salato ed ha una lunghezza, una persistenza di quelle che restano impresse. La pietra lavica invade la memoria. “Questa è Candida, questa è la nostra pietra bianca” dice Maura. Potenza ed eleganza, ecco cosa racconta questo vino. Vino di potenza, e nel contempo di eleganza, intendo. Non dite che sono eccessivo se sostengo che vale intorno ai 95 punti.
Fiano di Avellino Sarno 1860 2010 Tenuta Sarno 1860
Fieno, nocciola, pietra vulcanica, vene sulfuree, ricordo d’affumicatura. I profumi sono ampi, avvincenti. In bocca, poi, il vino è salatissimo e freschissimo e giovanissimo, e i tre superlativi di fila credo possano ben significare quanto m’abbia preso questo sorso. Scattante, nervoso, eppure anche croccante nel frutto. Si espande e si ritrae come ad ondate Ecco, questo Fiano del 2010 è uno di quei bianchi che vorrei avere in cantina, per bermelo nei giorni in cui ricerco, insieme, l’appagamento del palato e della mente. Ritengo non esagerato dire che vale 96 punti.


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