Addio a Nino Pieropan

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Quando qualcuno mi chiede quali siano i miei vini della memoria, quelli che mi hanno lasciato un segno indelebile, ne cito una manciata, quattro o cinque, e uno di questi quattro o cinque è il Calvarino 1993 di Leonildo Pieropan. Un Soave di un’eleganza straordinaria. Una di quelle bottiglie per le quali si può con buona ragione parlare di capolavoro.

Nino Pieropan non c’è più. La malattia l’ha vinto. Aveva 71 anni, compiuti da poco. Anni spesi bene. Anni nei quali ha dato un contributo assoluto, essenziale alla crescita qualitativa del vino italiano, di più, alla formazione della sua stessa identità territoriale. Precorrendo i tempi. Facendo da capofila, da punto di riferimento. Senza tuttavia mai voler salire sulla cattedra. Schivo.

Sì, lo si può dire senza tentennamenti, i suoi Soave hanno fatto la storia del vino. Smarcando tra i primissimi, qui da noi, l’idea dei bianchi che possono e sanno reggere il tempo e sono anzi capaci di farsi, col tempo, più complessi, più personali, più caratteriali. Più fini.

Ci mancherà, Nino. Avremo almeno il conforto di ritrovarne la genialità nei suoi vini. A lungo.

A Teresita e ai figli Andrea e Dario l’abbraccio mio e di tutta il gruppo di InternetGourmet. A Nino un brindisi, il calice in alto, simbolicamente levato al cielo.


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