Addio a Carlo Gobetti, distillatore sommo

gobetti

Confesso che non sono un bevitore di grappe o di acqueviti, salvo che in alcuni casi eccezionali, e l’eccezionalità sta nello straordinario equilibrio che alcuni distillatori sanno dare ai loro prodotti anche quando la gradazione alcolica sia elevatissima, e anzi, è proprio sugli estremi che si vede la loro massima perizia. Uno dei distillatori per cui facevo di tanto in tanto un’eccezione, godendo del frutto sapiente del suo lavoro, era Carlo Gobetti, scomparso nel giorno stesso in cui è venuto a mancare uno dei grandissimi della musica, Ennio Morricone.

Aveva, Gobetti, il suo laboratorio dalle mie parti, a Marciaga, minuscolo borgo del comune di Costermano sul Garda, in posizione panoramicissima con vista sul golfo di Garda e su quel lago che amava solcare da velista. Come distillatore era figlio d’arte, perché la famiglia si dedicava a quest’arte da cinque generazioni, dacché Abramo Gobetti, nel 1836, prese a fare il  distillatore itinerante, raggiungendo i contadini col suo alambicco montato su un carretto trainato dai cavalli.

Credo che sia stato sul modello di quell’arcaica caldaia che Carlo Gobetti ha poi lavorato per perfezionare la tecnologia e la tecnica della distillazione. “Ho apportato delle modifiche alla caldaia originale – raccontava – per migliorarne la funzionalità: dal sistema a bagnomaria ad acqua a fuoco diretto, sono passato al sistema bagnomaria a vapore. All’interno di un’intercapedine esterna alla caldaia, viene iniettato vapore al posto dell’acqua calda. Questo metodo è notevolmente più efficace, perché la temperatura in caldaia è più omogenea, ed inoltre la temperatura può essere regolata con estrema precisione. Nella distillazione frazionata non si deve avere fretta, altrimenti non si ottengono i risultati voluti”.

I risultati erano meravigliosi anche per chi, come me, non è esattamente un adepto dell’acquavite. Adoravo però il nitore delle sue lavorazioni, la pulizia del frutta che rimaneva integra, assoluta, immacolata. Erano una quarantina le sue creature, tra acqueviti di uva, di frutta e di vinaccia, con l’alcol che andava dai 50 ai 65,1 gradi. E mai – mai! – che ci fosse un disequilibrio. Un grande, Carlo Gobetti era un grande.


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2 comments

  1. Gianfranco Comincioli Rispondi

    Carissimi Angelo,
    condivido appieno l’apprezzamento per Carlo Gobetti, un “grande “.
    La passione per la distillazione si sprigionava da tutti i suoi pori.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per la tua testimonianza, Gianfranco.