Fare il 60% di rosé (perché si beve tutto l’anno)

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“Conto di produrre il 60% di vino rosé e il 20% di rosso e altrettanto di bianco”. Chi oggi in Italia annunciasse così l’avvio di una nuova impresa vinicola di dimensioni piuttosto rilevanti (in questo caso si tratta di 35 ettari di vigne) verrebbe guardato strano. Non in Francia, dove il rosé è una cosa seria. E non se a fare l’annuncio è uno dei più famosi industriali francesi, Pierre Gattaz, che magari è un nome che a noi italiani dice poco, ma che là invece è piuttosto celebre, perché è presidente della Radiall, di cui è anche tra i maggiori azionisti, ed è anche a capo del Medef, il Mouvement des entreprises de France, una sorta di Confindustria transalpina. Giusto per metterci un segno di sottolineatura, nel 2016 si stimava che il patrimonio della famiglia Gattaz assommasse a 400 milioni di euro.

Ecco, l’annuncio virgolettato in apertura di queste righe è proprio di Pierre Gattaz, che ha rilevato un’azienda vinicola nel Luberon, Château de Sannes, e pensa di produrci soprattutto rosé.

“Il mio vino – dice alla Revue du Vin de France – sarà bio. Credo molto nel rosé, un vino sempre più apprezzato e consumato dai giovani in Francia e negli Stati Uniti. I miei figli lo bevono, anch’io lo apprezzo, la sera, con gli amici, durante tutto l’anno. È un vino semplice da bere, festaiolo, sinonimo di freschezza, e non solo in estate”. Parole sante. Spero che ce ne rendiamo conto anche in Italia.


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